Descrizione

Rilevanza

Ne “Il linguaggio della ricerca sociale”, Paul Lazarsfeld e Morris Rosenberg forniscono una definizione di “metodologia” tanto illuminante quanto attuale. Per loro, la metodologia consiste in una riflessione sulla ricerca empirica, sull’adeguatezza delle procedure e degli assunti in uso rispetto agli intenti conoscitivi. Poiché la ricerca può porsi diversi tipi di domande, e di conseguenza impiegare diverse strategie, questa riflessione non può che essere critica e “tollerante”; allo stesso tempo, si alimenta della convinzione che non sempre i protocolli usati siano congruenti con gli obiettivi. L’analisi metodologica ha dunque ambizioni prescrittive, che si traducono nel compito di “codificare pratiche di ricerca vigenti per segnalare e sviluppare ciò che in esse è coerente e merita di essere tenuto in considerazione per la volta successiva” (1955:4).

Se il discorso sui metodi rappresenta la riflessione sui criteri per valutare la qualità della ricerca e stabilire gli standard che gli studi devono soddisfare, questo non significa che possa ridursi a mere “istruzioni per l’uso”. Negli ultimi anni è anzi cresciuta la consapevolezza che la riflessione critica sul disegno della ricerca e l’impiego delle tecniche servano soprattutto a illuminare trade-offs e, dove possibile, a collegare diverse strategie. Il confronto continuo sul tema è dunque elemento cruciale per lo sviluppo equilibrato e consapevole di qualunque disciplina. Quando è debole, può irrigidire il pluralismo in compartimenti settoriali, dando luogo all’isteresi della conoscenza quanto alla sua balcanizzazione – o alla dipendenza da criteri elaborati per e dentro discipline diverse. Se ruota attorno a un’unica tecnica, può finire per ascriverle poteri euristici che trascendono le sue reali capacità, e polarizzare il campo tra sostenitori e detrattori facendone dimenticare la reale utilità. Gli effetti di simili sbilanciamenti non sono una mera questione di principio. I criteri metodologici certificano la credibilità dei risultati, e diventano facilmente parametri per la finanziabilità dei progetti e la pubblicabilità degli studi – contribuendo così alle fortune di competenze e approcci.

Temi

Guardando alle pubblicazioni in materia, la riflessione metodologica italiana appare meno robusta di quanto potrebbe nei fatti rivelarsi. Negli ultimi anni, abbiamo dedicato molte risorse alla produzione per la didattica, mutuando sistematizzazioni sviluppate in altre discipline e per oggetti di ricerca non sempre sovrapponibili a quelli della scienza politica; oppure privilegiando una singola strategia di analisi, con l’effetto di saldarla in modo quasi assiomatico a un terreno di ricerca; o ancora, riducendo i metodi a questioni tecniche. Infine, in Italia si è teso a premiare strategie induttivo-descrittive, trascurando l’importante dibattito sulla verifica deduttiva di ipotesi causali e esplicative -punto dalle importanti ricadute sociali che da tempo è stato già fatto proprio dalla scienza politica nordeuropea e nordamericana. Tutto questo mentre il dibattito metodologico vive una stagione di straordinaria vivacità —testimoniata dagli sviluppi di tecniche parametriche e non parametriche per una più precisa inferenza causale; dal crescente interesse per l’approccio Bayesiano alla conferma di ipotesi esplicative; dalla discussione su potenzialità e limiti del classico disegno sperimentale probabilistico e sulla sua traduzione configurativa e Booleana; dalla possibilità di superare i confini tecnici in disegni “a metodi misti”; dalle sfide poste dai Big Data; dalla discussione sul rapporto fra disegno della ricerca e metodi, fra standard quantitativi e qualitativi, fra diverse nozioni di causalità e il loro retroterra ontologico — che appare destinata solo a crescere nel futuro. L’ipotesi che possa esistere un fondamento comune ai diversi linguaggi sollecita inoltre, soprattutto in Italia, riflessioni sul rapporto tra “concetti” e “meccanismi”, sempre più frequentemente considerati come la “storia causale” legittimante sia di ipotesi in disegni deduttivi sia di “scoperte” nei disegni induttivi.

Agenda

La fondazione dello Standing Group MetRiSP entro la Società Italiana di Scienza Politica nasce dalla convinzione che esistano spazi e ragioni per promuovere la sensibilità della scienza politica italiana per i problemi di disegno e metodologia della ricerca, sia per sviluppare contenuti capaci di contribuire in modo produttivo al dibattito internazionale. Lo Standing Group MetRiSP promuove entrambi gli obiettivi attraverso una gamma di attività formative e scientifiche, tra le quali:

(a) diffusione dell’informazione sulle risorse esistenti;
(b) organizzazione di scuole estive, cicli di seminari, tavole rotonde;
(c) mantenimento di una sessione metodologica permanente entro il Convegno annuale SISP;
(d) proposta di paper e panel metodologici nelle conferenze europee e internazionali;
(e) collegamento con gli omologhi gruppi di lavoro permanenti nelle maggiori associazioni di
scienza politica – tra cui ECPR, EPSA, IPSA, APSA, MPSA, PSA;
(f) sviluppo di progetti e prodotti di ricerca.

Struttura

Lo Standing Group MetRiSP è costituito dagli Aderenti, dal Comitato di coordinamento, e dal Responsabile. Aderenti sono tutti i membri e non-membri SISP che, interessati a sviluppare l’agenda, abbiano fatto richiesta di adesione, e la cui richiesta sia stata approvata dai membri del Comitato di coordinamento.

Gli Aderenti sono:
– aggiornati sulle iniziative dello SG attraverso una newsletter,
– convocati in assemblea annualmente, di norma durante il Convegno annuale SISP, per discutere risultati e prospettive dell’agenda,
– convocati in assemblea con cadenza biennale per eleggere il Comitato di coordinamento e il Responsabile.
Tutte le decisioni dell’assemblea vengono assunte a maggioranza semplice dei presenti. Il Comitato di coordinamento, inizialmente costituito dai proponenti, è composto di 6 Membri incluso il Responsabile. Il mandato dei membri del Comitato è rinnovabile per 3 volte; quello del Responsabile, per 2 volte.

Il Comitato approva le nuove adesioni, avanza iniziative coerenti con l’agenda, ne propone l’aggiornamento, e sottopone contenuti e risultati alla valutazione dell’Assemblea degli Aderenti. Le decisioni del Comitato vengono assunte a maggioranza semplice; il voto del Responsabile vale doppio. Il Responsabile mantiene la segreteria dello Standing Group, convoca l’assemblea degli Aderenti, presiede il Comitato, promuove le iniziative dell’agenda. In caso di necessità o di opportunità, singole funzioni possono essere temporaneamente delegate a specifici Aderenti, che ne rendono conto in modo trasparente al Comitato e quindi all’Assemblea.

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